AI e content marketing: come usare l’intelligenza artificiale senza perdere personalità (e aumentare le conversioni)

L’intelligenza artificiale non sta creando contenuti migliori, ma spesso li rende tutti uguali ed è qui che possiamo tirare un sospiro di sollievo. La componente umana è (ancora) fondamentale per comunicare.

Negli ultimi mesi ho analizzato decine di blog aziendali, profili Linkedin, newsletter e ho evidenziato uno scenario interessante: testi corretti, struttura valida, ottimizzazione SEO presente. Eppure tutti con una problematica, non convertono.  Questo succede quando si utilizza l’AI senza usare la testa, la tua si intende, perché l’intelligenza artificiale è un’alleata e non deve scrivere la tua strategia. Se la strategia sparisce di conseguenza svanisca la tua personalità e puoi salutare anche le conversioni, le interazioni. Come dico sempre non è un problema usare l’intelligenza artificiale, ma devi saperla usare con criterio e non pensare che faccia tutto lei e soprattutto che tutto vada bene per la tua attività.

Ti condivido un esempio concreto perché può esserti utile per migliorare il tuo rapporto con l’AI. Innanzitutto immaginalo proprio come una relazione: più sei chiaro e preciso, più le sue risposte saranno in linea a ciò che vuoi ottenere. Questo cosa significa che digitare “scrivimi un articolo travel per il mio blog” non ti porterà risultati eclatanti, le persone rimarranno pochi secondi sulla pagina del tuo sito e difficilmente cliccheranno sul prenota o richiedi informazioni. 


Non puoi usare l’intelligenza artificiale per chiedere cose banali. Chiunque lo fa normalmente con Google.

Tu hai bisogno di usare l’AI per migliorare la tua comunicazione, per definire meglio il tuo posizionamento e la tua esperienza è ciò che fa la differenza quando una persona acquista un tuo servizio o prodotto. Quindi per i tuoi articoli blog, per esempio, usa l’AI per analizzare le keyword, per ottimizzare i tempi delle ricerche ma tutto ciò che ruota intorno all’esperienza di viaggio, in questo caso deve essere raccontato da te. Sei tu a conoscere gli errori da non fare, l’emozione che si prova mangiando quel piatto, la sensazione che puoi vivere dormendo in quella star box nelle Langhe ecc…


Come usare l’intelligenza artificiale con intelligenza

Perché l’AI genera contenuti sempre più piatti

L’illusione della velocità

Produrre di più non significa comunicare meglio, mi dispiace dirtelo. Convincerci che usando un qualunque strumento come Chatgpt o Gemini per velocizzare la creazione di un piano editoriale, di un comunicato stampa, di un articolo blog è un errore. L’AI può dare valore ai tuoi contenuti se la utilizzi con criterio e smetti di pensare che la comunicazione sia una perdita di tempo. 

Comunicare senza posizionamento

L’AI di base aggrega dati, ma non ti crea un punto di vista. Puoi testarlo subito, apri Chatgpt o Gemini (mi raccomando senza chiudere questa pagina, se no ti perdi l’articolo). Digita una domanda in cui l’intelligenza artificiale deve darti una risposta univoca, per esempio: a marzo è meglio visitare il Giappone o andare alle Maldive? La risposta che ti verrà fornita non sarà mai la scelta di un’unica opzione ma un’attenta analisi di pro e contro di entrambe le destinazioni. E per completare l’analisi ti verranno poste domande che ti porteranno a una scelta, ma sarà sempre la tua. Cosa vuol dire? L’AI ti può fornire tutti i dati per valutare una scelta, ma la scelta spetta a te. Incluso come impostare la comunicazione del tuo progetto o brand. 

Il rischio di contenuti uguali per tutti

Se non lavori bene sui prompt e ti limiti a digitare comandi molto generici otterrai contenuti piatti. Ed è ciò che capita alla maggior parte delle persone che inizia a usare l’AI: crea contenuti con la stessa struttura e stesso tono di voce. Quindi io potenziale cliente come posso ricordarmi di te se mi dici qualcosa di tremendamente apatico e privo di personalità? Ricorda sempre che per le cose banali le persone usano Google e non cercano te. 

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Perché non è sufficiente essere sui social